Questa è la parte in cui dovrei dirvi chi sono. E, sinceramente, è probabilmente una delle cose che mi riescono peggio.
Potrei dirvi che adoro la pizza, che annuso il cibo prima di mangiarlo, che quando parlo con persone che non conosco la mia voce cambia di tonalità e che ho un talento naturale nel confondere date, giorni e prenotazioni. Ultimamente si sono aggiunti anche i nomi, ma faccio finta che sia normale.
Ma credo che chi siamo si trovi da qualche altra parte.
Mi chiamo Giulia e scrivo da quando ero ragazzina. Ho iniziato con un diario nel 2007 e, senza rendermene conto, non ho mai smesso. Ho scritto per sfogarmi, per ricordare, per cercare di capire quello che provavo e, a volte, semplicemente per non dimenticarmi di me.
Per molti anni le parole sono rimaste tra me e le pagine, difatti questo blog non nasce per mia volontà. Lo so, sembra assurdo.
Chi apre un blog senza voler aprire un blog? Io.
Le storie che troverete qui parlano di crescita, errori, relazioni, cambiamenti e paure. Alcune nascono da ciò che vivo, altre da emozioni che credevo dimenticate e che riaffiorano all’improvviso. A volte basta una frase sentita nel momento giusto, una canzone ascoltata distrattamente o un ricordo che torna a bussare perché si apra un cassetto dentro di me. E quando succede, scrivere diventa il modo che ho per guardare meglio quello che trovo lì dentro.
Perché Mosca Bianca? È un nome che porto addosso, letteralmente. Fu la mia prima psicologa a chiamarmi così per farmi capire che ero una cosa rara. Non fuori posto. Non strana. Rara. Con aggiunta di un: “Non sei una semplice minestra, ma una bella pastasciutta!”
E io ci ho creduto. Poi ci sono giorni in cui me lo dimentico, eh. So di essere una mosca bianca, una cosa rara, ma a volte mi tratto come una minestra riscaldata.
E allora scrivo, così magari me lo ricordo.
E se in mezzo a queste pagine qualcuno dovesse ritrovare anche un pezzetto di sé, allora avranno avuto senso anche per qualcun altro.